Il nuovo ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni avrebbe già in mente un’agenda precisa per il suo debutto sulla scrivania che fu di Quintino Sella. Il primo passo sarebbe rappresentato dal coinvolgimento di banche, imprese e consumatori in un grande patto per rimuovere  quel “fattore di incertezza psicologica”, – lo chiama così -, che ha portato questi soggetti ad attendere non si sa bene cosa – e producendo in questo modo il risultato che non ci sono investimenti, prestiti e consumi. Ci vorrebbe insomma “uno sforzo coordinato” per “ripristinare il bene prezioso della fiducia”.

Sicuramente è l’uomo giusto per smuovere le banche e far loro ridurre i tassi d’interesse – e probabilmente sarà aiutato dalla riduzione dello spread… Sul resto non so bene cosa possa fare…

Sul piano più tecnico, vuole attuare “una ricomposizione della spesa“, per dare sostegno “alle imprese e alle fasce più deboli della  spopolazione”. Ovvero il taglio delle spese è necessario, ma deve essere fatto con giudizio, perché una buona parte della recessione è dovuta ai tagli alla spesa del governo Monti.

L’obiettivo è che lo spread scenda “a quota 100 e anche meno”. C’è poco da “essere contenti” di questo livello – ovvero a quota 300 o giù di lì -, aveva detto a Washington, giusto pochi giorni fa.

L’Italia, secondo Saccomanni – ma non solo – è messa meglio di altri partner europei in termini di disavanzo, ma deve tornare a crescere il più presto possibile. Speriamo che riesca nell’impresa…

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