Uno dei primi atti del governo Letta dopo il passaggio parlamentare della fiducia è stata la nomina di Carlo Cottarelli come ”commissario alla spending review“.  L’uomo scelto da Letta e Saccomanni per tagliare la spesa non produttiva in un mucchio di 800 miliardi si è laureato a Siena e alla London School of Economics, e ha lavorato sei anni alla Banca d’Italia (ha lavorato nel dipartimento Ricerca di Bankitalia, nella divisione settore monetario e finanziario tra il 1981 ed il 1987), all’Eni, e per 25 anni al Fmi. Per il fondo ha curato negli ultimi anni il Fiscal Monitor, il rapporto del Fmi che si occupa dell’analisi dei bilanci pubblici delle principali economie.

Visto che dal 2008 è direttore del Dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale, gli deve essere stato affidato un ruolo incisivo, come figura permanente e con uno staff. L’economista ha già rilevato come la sfida sia di “ridurre tassazione e spesa” distinguendo tra quella “buona come investimenti e infrastrutture” e i “trasferimenti a pioggia“.

Un’impostazione confermata da Enrico Letta nel suo intervento al Senato: “Proprio perché non vogliamo nuove tasse intendiamo mettere il livello complessivo della spesa pubblica al centro dell’impostazione dell’azione di bilancio per il 2014. Al contenimento della spesa pubblica contribuirà il processo di revisione delle strutture pubbliche nelle loro procedure. Vorrei che questo passaggio fosse chiaro a tutti noi: non esistono tagli di spesa facili, a meno che non s’intenda, ma sono certo che nessuno in quest’Aula lo voglia, procedere a colpi di tagli lineari. La revisione va dunque fatta con accortezza, attenzione, competenza“. E ha aggiunto: “è possibile fare un’efficace azione di revisione della spesa nella pubblica amministrazione, assicurandone le funzioni fondamentali e tutelando le fasce più deboli della popolazione. E d’altronde, lo voglio dire rivendicandone tutta la forza, in questo 2013 abbiamo realizzato finora 1.700 milioni di euro di riduzione della spesa pubblica. Cifre, fatti, non annunci”.

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