Ci sono volute sei ore di Consiglio dei ministri per varare il “decreto del fare” – così l’ha soprannominato il premier Enrico Letta, utilizzando termini che finora avevamo sentito usare solo da Silvio Berlusconi… Contiene ottanta articoli, ed in un periodo di vacche magre, molti dei provvedimenti che prevede sono a costo zero, come l’obbligo di ricorrere alla mediazione civile, misura che dovrebbe tagliare gli arretrati nei tribunali di oltre un milione di processi in cinque anni – e i tempi della giustizia sono uno degli elementi che allontanano gli investimenti esteri.

Arriva lo sconto sulla bolletta energetica che dovrebbe portare circa mezzo miliardo di euro di risparmi per le famiglie italiane (vedremo) e la  liberalizzazione completa dell’accesso a Internet. Equitalia poi non potrà più pignorare la casa di chi debiti con il Fisco. E poi c’è un credito d’imposta di 80 milioni l’anno per il settore cinematografico, cento milioni per l’edilizia scolastica – meglio di niente ma non basta -, e si prevede il pagamento di un indennizzo da parte degli uffici pubblici inadempienti nei confronti di un cittadino.

Ci saranno poi tre miliardi per piccole, medie e grandi opere su progetti cantierabili entro l’anno (le risorse non sono in più, sono quelle destinate a opere come la Tav o il terzo valico Milano-Genova) in modo da creare 30.000 posti di lavoro e l’estensione del bonus fiscale del 50% su demolizioni e ricostruzioni di stabili, con l’esclusione dei centri storici vincolati.

C’è infine da rilevare il  rifinanziamento del fondo centrale di garanzia che consentirà di attivare 50 miliardi in tre anni di maggiore credito per le imprese. E’ stato rinviato a mercoledì, invece, il disegno di legge sulle semplificazioni, mentre venerdì arriverà il pacchetto lavoro del ministro Giovannini.

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