Il premier Enrico Letta è in partenza per Bruxelles. Al Consiglio europeo vuole incassare prima di tutto l’uscita dalla procedura di deficit eccessivo per non evitare il rischio che i titoli del debito pubblico italiano tornino ad essere attaccati dalla speculazione.

Ma gli intenti del primo ministro italiano vanno oltre la chiusura della procedura di deficit. Difficile che gli riesca al primo colpo, ma l’obiettivo è chiaro: ottenere il via libera dai leader europei per poter fare una serie di investimenti produttivi.

Circolano anche delle cifre: si parla di dodici miliardi di euro. Resta da capire quale sarà la risposta europea. L’idea sarebbe quella di battere sulla differenza di trattamento rispetto alla Francia ed alla Spagna, alle quali sono stati concessi due anni in più per rientrare entro il 3% nel rapporto deficit/Pil, e sul modo in cui verranno utilizzati i soldi – ridurre la disoccupazione giovanile, uno dei cardini del new deal europeo.

Ma credo che con il nostro debito monstre difficilmente otterremo la stessa clemenza. Anche perché Mario Monti veniva considerato dai burocrati europei come uno di loro, mentre Enrico Letta ha da portarsi dietro il macigno dell’alleato di governo Silvio Berlusconi.

Il vero tema del summit è l’evasione fiscale. L’Unione Europea vorrebbe togliere il segreto bancario dai paradisi fiscali europei, ma i negoziati sembrano essere ancora in alto mare: c’è chi come il Lussemburgo vacilla, mentre altri paesi si comportano come scolaretti, toglieranno il segreto bancario quando lo faranno anche gli altri…

Per questo dal vertice dovrebbe uscire una sorta di zona di libero scambio di informazioni bancarie che dovrebbe includere l’Italia – al momento in totale sono sedici. Ancora una volta gli Stati Uniti sono più avanti, perché sono riusciti a stringere accordi con la Svizzera ed il Lussemburgo…

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