L’arresto del presidente Giuseppe Orsi, accusato di corruzione internazionale per una presunta tangente da 51 milioni di euro su una fornitura di 12 elicotteri all’India nel 2010, commessa del valore di 556 milioni, ha provocato un crollo del titolo di Finmeccanica. All’apertura delle contrattazioni l’azione è scesa anche dell’11% prima di essere sospesa. A metà mattinata il titolo è stato riammesso alle compravendite. Alle 11.30 perdeva l’8,36%, scambiato al prezzo di 4,364.

E’ certamente un problema, e non di poco conto. Finmeccanica, controllata dal ministero dell’Economia col 30,2% del capitale, racchiude quanto di meglio l’Italia ancora riesce a produrre nell’industria ad alta tecnologia. Le multinazionali di tutto il mondo cercano da anni di metterci sopra le mani. Rinfreschiamoci un attimo la memoria su cosa rappresenta questo gruppo industriale.

Finmeccanica nasce nel 1948 come holding finanziaria dell’Iri nel settore meccanico. Fino al 1986 era la “proprietaria” dell’Alfa Romeo, tanto per fare un esempio. Con la progressiva dismissione dell’Iri, l’azienda si è trovata a custodire la cassaforte della crema dell’industria mondiale nei settori aerospaziale, aeronautico, telecomunicazioni, difesa, energia e trasporti. I gioielli sono Alenia Aermacchi (foto by InfoPhoto, il velivolo M 346), AgustaWestland e Telespazio; non va dimenticata nemmeno AnsaldoBreda nel settore ferroviario.

I dati finanziari del gruppo al 30 settembre 2012 hanno visto un ritorno all’utile: risultato netto di 146 milioni di euro, ricavi in leggera flessione a 12.184 milioni. L’indebitamento finanziario netto ammonta a 4.853 milioni (+29% rispetto al 31/12/2011).

Questo gruppo industriale impiega 68.321 dipendenti. Un invito alla magistratura a chiudere rapidamente le indagini ed accertare in fretta eventuali responsabilità; un monito alla classe politica verso l’adozione di strategie lungimiranti. Altrimenti il giocattolo si rompe. E i cocci verranno portati via da qualcun altro.