Obbiettivo: creare 600 mila posti di lavoro e tornare a innescare una crescita da almeno due punti percentuali di Pil. E’ quanto ha in mente il premier giapponese Shinzo Abe, che ha presentato un piano di stimolo da 116 miliardi di dollari. Un annuncio che ha portato l’ottimismo sui mercati asiatici, ma che sarà un colpo non da poco per il già dissestato fisco dello Stato, che lamenta un rapporto debito/Pil al 220%.

Un terzo del piano sarà dedicato alla ricostruzione dell’area di Tohoku, devastata dallo tsunami del marzo 2011. Un altro terzo sarà destinato alle misure a favore della competitività e un’ultima parte andrà a migliorare la spesa sociale. Inoltre, per arginare l’apprezzamento dello yen, la cui forza è un danno per le esportazioni, il Giappone userà le riserve estere di moneta per acquistare bond, in particolare quelli emessi dall’Esm europeo.

Più in generale, Abe ha in mente di dare nuova spinta all’economia attraverso una forte politica monetaria, un fisco flessibile e una strategia di crescita volta a stimolare l’investimento privato, che riceverà circa 20 miliardi di dollari in nuovi finanziamenti, e l’accesso ai capitali da parte delle economie locali, punto che vale circa 16 miliardi di dollari.

Ma resta il fisco il tallone d’Achille del governo di Tokyo. Il Fondo Monetario Internazionale non molti giorni fa è tornato a puntare il dito su un problema che potrebbe presto materializzarsi all’orizzonte giapponese. Si tratta della sostenibilità del sistema pensionistico, un problema per tutti quei Paesi che devono affrontare un alto tasso di senilità nella popolazione e, contemporaneamente, un basso tasso di rendimenti per i fondi pensione, che frena gli investimenti in questo senso e, quindi, i flussi di denaro disponibili.