Battuta d’arresto per l’economia Usa.
Nei primi tre mesi del 2014 il Pil statunitense è andato giù dell’1%, facendo segnare la prima flessione dal 2011.
Su i consumi, spinti dalle spese per il riscaldamento (gli Stati Uniti stanno vivendo uno degli inverni più gelidi che ricordino oltreoceano), mentre rallenta l’export.
Buone notizie invece dal fronte occupazione, con le richieste di sussidi alla disoccupazione ai minimi dal 2007.

Il calo del Prodotto interno lordo relativo ai primi tre mesi dell’anno (-1%) è il secondo dal 2011, quando l’economia Usa, sempre nel primo trimestre, era calata dell’1,3%.
Le stime erano invece orientate verso una revisione al ribasso del +0,1% inizialmente previsto a -0,5%.
Salgono i consumi (+3,1%), con le spese per i servizi (riscaldamento su tutti) su del 4,3% e quelle per i beni fisici dello 0,7%, e le importazioni (+0,7%, contro una stima iniziale di -1,4%), in calo soprattutto le scorte, più del previsto, e le esportazioni (-6%, anche se le previsioni erano peggiori)

Rassicurante la Casa Bianca, per la quale sul calo del Pil ha inciso soprattutto “l’inverno rigido, che ha temporaneamente ridotto la crescita. I dati relativi a partire da marzo e aprile offrono un quadro più accurato e tempestivo di dov’è l’economia oggi e mostrano come continui a riprendersi dalla peggiore recessione dalla grande Depressione”.
Il presidente Barack Obama (foto by InfoPhoto), scrive il governo Usa, farà “il possibile, agendo con decreti esecutivi o lavorando con il Congresso, per spingere misure che rafforzino la crescita e accelerino la creazione di posti di lavoro”.