La scorsa settimana (31 ottobre) si è raggiunto l’accordo presso il ministero del Lavoro sul Piano “garanzia giovani”: il documento messo in piedi dalla Struttura di missione istituita in via sperimentale presso il Ministero per l’introduzione nel nostro ordinamento della cosiddetta “Garanzia Giovani”, uno strumento a favore dell’occupazione (e della formazione), fortemente voluto in ambito europeo agli inizi dell’anno, che dovrà garantire ad ogni giovane under 25 di non rimanere per più di quattro mesi fuori da lavoro, studio o formazione.

Il decreto Lavoro 2013, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 22 agosto, ha predisposto, tra le tante misure a favore dell’occupazione (meglio, di contenimento all’aumento della disoccupazione), l’istituzione di una Struttura di missione in via sperimentale fino al 31 dicembre di quest’anno presso il ministero del Lavoro con il compito specifico di attuare, dal primo gennaio 2014, la Garanzia Giovani.
La “Youth guarantee” è un piano europeo rivolto ai giovani under 25 (con allo studio la possibilità di allargarlo fino a 30 anni) per garantirgli offerte concrete di lavoro, formazione o stage entro quattro mesi dalla conclusione degli studi o dalla perdita del lavoro. Destinatari della misura saranno, dunque, neo-diplomati, disoccupati, neo-laureati e inattivi e la Garanzia potrà essere applicata in tutti i territori dove il tasso di disoccupazione giovanile sfora il 25% (l’intera Italia ad eccezione della Valle d’Aosta, del Veneto e delle province autonome di Trento e Bolzano, ad esempio).

Fanno parte della Struttura di missione istituita presso il ministero del Lavoro il direttore generale dell’Inps, i dirigenti delle direzioni generali del Ministero competenti nello specifico ambito di intervento, tre rappresentanti della Conferenza Stato-Regioni, due dell’Upi e uno delle Camere di commercio, industria artigiano ed agricoltura, oltre ai presidenti di Isfol e Italia Lavoro.
Il Piano “garanzia giovani” allo studio della task force presso il Lavoro, decisamente ispirato ai modelli del servizio pubblico di collocamento scandinavi, dovrà perseguire entro i prossimi sei anni i tre obiettivi sanciti dall’agenda “strategia Europa 2020”, vale a dire: vedere inserito nel mercato del lavoro il 75% delle persone tra i 20 e i 64 anni di età; ridurre la percentuale di abbandoni scolastici entro il 10%; ricondurre al di sopra della soglia di povertà e di esclusione sociale circa 20 milioni di europei.

photo credit: emilius da atlantide via photopin cc