Con la presupposta semplificazione dell’aliquota Irpef e con l’aumento dell’Iva, per ripianare il buco di 13 miliardi che si formerebbe per il taglio dell’Irpef, la riforma potrebbe rivelarsi come un vero e proprio boomerang per i poveri.

Se si pensa ai tantissimi anziani che vivono con la pensione minima e che dunque non pagano l’Irpef, quest’ultimi correrebbero solo un grande rischio: quello di vedersi raddoppiato, o comunque aumentato, il costo della vita, poiché appunto si alzerebbe l’Iva. Inoltre si fa strada anche l’ipotesi che i negozianti si tengano per se gli introiti dell’ Iva maggiorata, piuttosto che versarla allo stato.

E’ tuttavia vero che negli ultimi venti anni circa a pagare i soldi al fisco sono stati sempre più spesso i lavoratori dipendenti e pensionati. Ed è tanto palese questa tendenza che la pressione fiscale dell’aliquota Irpef su stipendi e pensioni, che nel 1995 segna 65,7 miliardi di euro, nel 2009 è salita, sempre per stipendi e pensioni a 125,7 miliardi.

Resta la spinosa questione dell’evasione fiscale per i lavoratori autonomi. E’ vero che si registra un recupero del gettito Irpef nello stesso periodo, da 13,4 a 30,1 miliardi, ma i redditi sottratti all’erario restano molto alti.

Segnale questo del fatto che l’evasione fiscale rimane la vera spina nel fianco del sistema Italia.