Carte di credito duplicate, sim per cellulari intestate ad altri che al proprietario, uso improprio del codice fiscale altrui: sono tutti casi di furto d’identità. Gli italiani sembrano non avere troppo chiaro il rischio che corrono: da un lato, infatti, il 27% non sa neanche di che fenomeno si tratti e tra chi ritiene di saperlo oltre un terzo confessa di averne solo un’idea approssimativa. Dall’altro, emerge una grande variabilità nella percezione del rischio furto d’identità: gli italiani sembrano dividersi tra quanti tendono a sovrastimare la frequenza con cui tali furti avvengono e quanti, al contrario, escludono del tutto il problema. Ne è esempio il fatto che quasi il 50% della popolazione consideri addirittura impossibile che qualcuno usi i dati altrui per aprire una linea di debito oppure che intesti ad altri una scheda telefonica.

I dati emergono da uno studio sulla frequenza dei furti di identità del Centro di ricerca Cermes Bocconi in collaborazione con Affinion International (Affinion Group), multinazionale che fornisce alle aziende servizi e programmi di monitoraggio dati.

Lo studio, condotto su un campione di 800 persone tra i 30 e i 60 anni, si è focalizzato su cinque categorie di furto d’identità: credito commerciale o finanziario con dati altrui, uso fraudolento del numero di carta di credito o bancomat, intestazione sim a nome di un’altra persona, profilo su social network con dati altrui, furto di dati personali dall’archivio informatico di un’azienda.

 Si è scoperto che il 3,6% degli intervistati è caduto vittima della creazione di una linea di debito a favore di un ladro di identità; il 13% ha subito il furto dei dati relativi a carte di credito e bancomat, dato in linea con quelli dell’Abi sulle carte bloccate. Le vittime di questo tipo di frode sono soprattutto al Nord e al Centro. Su come abbiano ottenuto il numero della carta i truffatori, oltre i due terzi delle vittime non sa rispondere. Tuttavia, il 40% di chi lo sa punta il dito contro gli esercizi pubblici, mentre solo il 3% indica come causa l’aver fornito dati in rete. Evidenza, quest’ultima, che mostra tra l’altro come il furto dei dati di carte e bancomat, il più diffuso tra quelli presi in considerazione dalla ricerca, sembrerebbe avvenire più offline che online.

 Altro punto nella casistica, l’intestazione di una carta telefonica (sim) con dati altrui, capitato al 2% degli intervistati, nonostante il 50% del campione non ritenga possibile l’esistenza di una truffa del genere.

 Il 90% del campione invece è cosciente che qualcuno possa duplicare un profilo su un social network sfruttando l’identità altrui, il che è successo al 5% degli intervistati, di preferenza provenienti dal Sud.

Infine, sono l’1,3% i casi di furto d’identità da banche dati delle aziende riportati dal campione.