Nulla a che vedere col lavoro, secondo la direzione di Foxconn, che così liquida la rissa scoppiata tra circa 2mila operai quando in Europa era notte fonda. Nello stabilimento cinese di Taiyuan della ditta che produce le componenti per iPad, iPhone e altri gadget di Apple, un litigio tra gli operai è sfociato in una zuffa tale da mandare all’ospedale 40 persone e diverse altre in carcere. Un’inchiesta è in atto da parte delle autorità, e per questo la produzione è stata sospesa e l’impianto chiuso. Ma, specifica la direzione, solo per oggi. Domani riaprirà.

Nessuna meraviglia che Foxconn non voglia permettersi più di un giorno di pausa per riportare la pace tra gli impiegati alle catene di montaggio. I ritmi di lavoro dell’azienda sono infatti tristemente famosi: da tempo la casa collegata al colosso asiatico Hon Hai, appaltatrice della costruzione dei device più richiesti al mondo, tra cui anche quelli di Apple, è insanguinata da una catena inesplicabile di suicidi. O meglio, non poi così inesplicabile, considerate le condizioni di lavoro di quegli stabilimenti, rivelate da alcuni giornalisti locali che, in incognito, hanno avuto il coraggio di farsi assumere per verificare con i propri occhi cosa rende così disperati gli operai di Foxconn.

La risposta al quesito ha fatto rapidamente il giro del web: dietro gli iPhone5 che milioni di persone hanno tenuto orgogliosamente in mano lo scorso weekend, felici di essere tra i primi ad aggiudicarselo, ci sono le mani di decine di migliaia di operai che lavorano su turni massacranti, incollati ad una catena di montaggio che li costringe a ripetere lo stesso gesto anche per 36 mila volte al giorno (tanti possono essere i pezzi prodotti quotidianamente) e perfino alloggiati in dormitori dalle condizioni igieniche spaventose, tra lenzuola sporche e scarafaggi annidati ovunque. Il rischio di licenziamento in tronco è dietro l’angolo per chiunque infranga le rigide norme (assolutamente proibito, ad esempio, il possesso di chiavette Usb) e gli straordinari sono caldamente raccomandati, per non dire imposti, e pagati con meno di un euro all’ora. E le condizioni sono già migliori di quanto fossero un anno fa, dopo che la serie di suicidi tra gli operai aveva attirato i controlli delle autorità.

Nessun commento ulteriore è stato rilevato dalla direzione di Foxconn, come anche nessuna ammissione che nello stabilimento venissero prodotte componenti dell’iPhone5 (circostanza invece confermata da un operaio). La reputazione prima di tutto: e domani si riprende la produzione.