Il mondo del giornalismo, in questi ultimi anni, ha dovuto fare i conti con l’aggiornamento terminologico. Se è vero che la missione di chi fa informazione è quella di spiegare ciò che accade, bisogna dire che la crisi ha dato davvero filo da torcere ai divulgatori. 

I giornalisti, in effetti, non hanno proprio subito la crisi, anzi, hanno fatto di necessità virtù, spiegando nei minimi dettagli i significati dei termini e dei concetti di recessione, spread o default, che hanno accompagnato la storia economica dell’Italia e dell’Europa.

Peggio è andata a chi svolge un ruolo più creativo. Dei cineasti abbiamo già parlato, ora passiamo ai fotografi. Fino a che la crisi deve essere soltanto documentata, problemi non ce ne sono, nemmeno per i fotografi. Diverso è se si deve spiegare con un’infografica o con un altro strumento iconico, ciò che stiamo vivendo.

I fotografi, perciò, possono essere annoverati tra le vittime illustri della crisi economica. Non tanto per il atto che hanno raccontato con gli scatti le manifestazioni di piazza, ma perché davvero hanno esaurito la verve esplicativa di fenomeni economici, triti e ritriti anche per l’opinione pubblica.

Poi si sa, in questi casi, la potenza visionaria è lasciata da parte. Hanno provato ad usare i lego, i giochi, qualsiasi strumento. Adesso è proprio il caso di annunciare “l’arrivo della crisi” anche per i fotografi.