Il mercato Forex è particolarmente condizionato dalle variazioni delle principali variabili macroeconomiche indicative dell’economia di un Paese.
Su di esso vengono infatti negoziati tassi di cambio, dunque valute, e ogni divisa non può non risentire delle condizioni economiche del Paese, o del gruppo di Stati, di cui è espressione.
Le variabili maggiormente osservate da investitori ed operatori istituzionali che negoziano in valute (cambi), oltre alla bilancia dei pagamenti e ai conti pubblici trattati in precedenza, sono:

Differenziale tra tassi d’interesse reali. L’incremento (o la diminuzione) del differenziale tra i tassi d’interesse reali applicati da due aree valutarie provoca ordinariamente, nel breve periodo, un corrispondente apprezzamento (o deprezzamento) della valuta di una nei confronti di quella dell’altra.
È quanto si è osservato, ad esempio, con l’euro, e in misura molto più marcata, con il dollaro australiano e neozelandese di fronte al deprezzamento generalizzato (aumento della massa monetaria accompagnato da tassi d’interesse prossimi allo zero) del dollaro Usa avvenuto negli ultimi cinque anni.
Nel medio-lungo periodo, inoltre, il rialzo dei tassi diventa, di norma, un segnale di un’economia nel suo pieno sviluppo, un indicatore spesso osservato per effettuare investimenti in quel Paese (o in quell’area valutaria), una scelta che passa necessariamente attraverso un aumento della domanda della sua valuta. Allo stesso tempo, tuttavia, un differenziale dei tassi per lungo tempo elevato può incidere anche negativamente sulle aspettative di crescita dello stesso Paese, nonostante gli investimenti iniziali in esso abbiamo garantito rendimenti piuttosto elevati.
I tassi alti finiscono per diventare così un freno all’economia, un sintomo di una battuta d’arresto della crescita del Paese.

Inflazione. Anche il tasso d’inflazione ha delle forti ripercussioni sul valore della valuta.
Un inflazione interna in crescita rispetto a quella all’estero può, ad esempio, rendere meno competitivi i prodotti e i servizi nell’ottica della loro esportazione. Un riequilibrio dell’export potrebbe ottenersi deprezzando la valuta, soprattutto se le esportazioni sono fondamentali per l’economia del Paese (o dell’area valutaria) con una significativa inflazione interna, anche se il corrispondente aumento di quest’ultima conseguente alla svalutazione della valuta finisce, nel medio-lungo periodo, per abbattere ancor più il potere d’acquisto dei cittadini (soprattutto per quanto riguarda l’impennata dei prezzi delle materie prime importate e il loro impatto sui consumi quotidiani).

Crescita e produttività. Indubbiamente un Paese che produce utilizzando una struttura all’avanguardia ed è capace di crescere e, quindi, remunerare tutti i fattori produttivi impiegati attrae più investimenti di altri con aspettative meno rosee.
Ciò si traduce in un apprezzamento della valuta di quel Paese, anche in fasi economiche sfavorevoli.
Un buon indice di produttività, infatti, denota un’ottima tenuta del sistema nel tenere bassi i costi di produzione e contenere le spinte inflazionistiche interne.
Le aspettative di una bassa inflazione, inoltre, stimolano il risparmio e gli investimenti, permettendo alla banca centrale nazionale di poter ricorrere a politiche monetarie espansive nelle fasi di congiuntura economica negativa (foto by InfoPhoto).