Una valuta acquisisce valore se il Paese, o l’insieme dei Paesi, di cui è espressione attrae investimenti stranieri in beni reali e strumenti finanziari e mostra buone prospettive future.
La percezione della sua importanza, dunque, è intimamente legata alla situazione economica del Paese, o dell’area valutaria, di cui è la divisa ufficiale.
Tra le variabili macroeconomiche più importanti per il mercato Forex, e l’andamento dell’economia occidentale (e mondiale) nel suo complesso, si segnalano i dati macroeconomici degli Stati Uniti, i cosiddetti market mover.
Essi evidenziano lo stato dell’economia non solo statunitense ma, per tradizioni commerciali e rilevanza degli Usa nell’economia globale moderna, di tutto il mondo, nonostante l’euro, e recentemente anche lo yuan cinese, interessino oggi volumi di scambio maggiori rispetto a quelli aventi ad oggetto dollari.

Il dollaro Usa, d’altra parte, rappresenta anche la prima moneta al centro di una vera e propria area valutaria su scala mondiale, l’area del dollaro appunto, frutto delle alleanze commerciali e delle politiche monetarie che gli States hanno portato avanti con i Paesi confinanti e, giocoforza, con quelli trainati fuori dalle macerie della seconda Guerra mondiale e che hanno caratterizzato tutta la seconda metà del ventesimo secolo.
Il biglietto verde, infatti, è ancora oggi la divisa ufficiale per le quotazioni su scala globale delle principali materie prime ed energetiche, nonché lo strumento di pagamento (di riferimento) delle stesse.

I market mover Usa hanno dunque un forte effetto sulla Borsa statunitense e, di riflesso, sul Forex e sulle principali piazze internazionali.
Ma la connessione tra i dati macroeconomici e il tasso di cambio si manifesta anche nel senso opposto: il valore del cambio può a sua volta condizionare una variabile macroeconomica e questa incidere sull’andamento di altre, per cui è evidente, seguendo una giornata di borsa, e soprattutto di mercato Forex, quanto siano forti le interconnessioni tra valute, cambi, risultati economici e aspettative sull’economia di un Paese o di un’intera area valutaria e come gli operatori istituzionali e gli investitori siano sempre attenti ai dati Usa.
Basterebbe semplicemente, ad esempio, osservare i forti disallineamenti dei grafici dei cambi riguardanti il dollaro durante l’annuncio di market mover quali il Gdp (il nostro Pil), il Producer price index (l’indice dei prezzi del manifatturiero), il Consumer price index (l’indice dei prezzi al consumo) o gli Ordini dei beni durevoli, o, in generale, l’andamento delle altre Borse mondiali sulla scia dei dati provenienti da Wall Street (info by InfoPhoto).