La forte interdipendenza tra una valuta e l’economia del Paese, o del gruppo di Stati, di cui è essa è espressione concentra l’attenzione degli investitori sulle variabili macroeconomiche reputate più idonee a fotografarla.
Per il mercato, e per il Forex in particolare, non esiste tuttavia un valore assoluto di un dato e ci sono dati economici sicuramente più importanti di altri ma il cui rilievo in un dato momento dipende anche, e soprattutto, dalla congiuntura del periodo.
La reazione del mercato Forex alla pubblicazione dei dati sull’economia di un Paese, inoltre, non è lineare e scontata come si possa erroneamente credere: un risultato superiore o inferiore alle previsioni, ad esempio, genera certamente una serie di aspettative (positive o negative) e queste possono anche a loro volta trovare largo consenso tra i protagonisti del mercato dei cambi e far sottendere una decisa rivalutazione (o deprezzamento) della divisa interessata, ma non è raro, in concomitanza dell’annuncio ufficiale, osservare andamenti grafici di segno diametralmente opposti a quelli prospettati perché una grossa fetta degli operatori ha già anticipato il rialzo (o il ribasso) delle quotazioni della moneta e sta generando profitti.
La componente speculativa che accompagna i mercati finanziari è infatti molto più marcata sul Forex.

Fatte queste brevi premesse, i principali market mover Usa, le variabili macroeconomiche più importanti per gli investitori mondiali e gli operatori sul mercato Forex, sono:

Gross Domestic Product. Il Gdp è la misura aggregata dell’andamento dell’economia Usa, l’equivalente del nostro Pil.
Le componenti principali del Gross domestic product, espresso in tassi di crescita trimestrali annualizzati, sono consumi, investimenti, spesa pubblica e esportazioni nette (export-import).
Con questo importantissimo tasso viene pubblicato anche il deflatore Gdp, che indica la variazione dei prezzi (inflazione) in relazione alla produzione totale nazionale.

Produce Price Index. Il Ppi indica il tasso di variazione dei prezzi del settore manifatturiero.
L’indice, riferito ad un paniere prestabilito di beni capitali e di consumo destinato ai produttori, include gli indicatori dei prezzi dei beni coinvolti in tutte le fasi del ciclo produttivo: di particolare interesse quelli riferiti ai prezzi dei beni finiti e di quelli pronti per la vendita.
Ad esso si è soliti associare anche il Ppi core, reputato utilissimo per individuare il trend dei prezzi alla produzione in quanto esclude le categorie foof e energy, entrambe caratterizzate da un’elevata volatilità dei prezzi.

Consumer Price Index. Il Cpi misura il tasso di variazione dei prezzi al consumo. È riferito ad un paniere di beni e servizi destinati ai consumatori finali ed è uno dei principali indici per osservare l’inflazione Usa.

Ordini di beni durevoli. È uno dei dati più immediati per misurare le condizioni del settore manifatturiero.
Esso indica i nuovi ordini di beni durevoli, vale a dire beni con almeno tre anni di vita tecnica, e la sua componente nondefense capital goods, calcolata al netto degli ordini proveniente dal settore della difesa, occupa grosso rilievo nelle analisi degli investitori nazionali ed internazionali.

Vendite al dettaglio. È un indice che misura l’andamento delle vendite al dettaglio di beni durevoli e di consumo. Da esso sono escluse le vendite nei servizi.
Il focus è sul valore delle vendite al dettaglio depurato del settore auto, retail sales ex auto, in quanto molto volatile.

Produzione industriale. È il valore complessivo della produzione industriale nazionale, la cui componente fondamentale è il manifatturiero.
Con esso viene pubblicato anche il tasso di utilizzo della capacità produttiva, indicante il grado di impiego corrente delle risorse disponibili per l’attività produttiva.

Consumer Sentiment. È un indice che misura la fiducia dei consumatori, calcolato ogni mese dall’Università di Michigan su un campione della popolazione di 500 persone. Il grado di fiducia dei consumatori è rilevato sia sulla situazione corrente, sia sul futuro.

Consumer Confidence. Il Consumer confidence sintetizza la valutazione dei consumatori circa la situazione economica corrente e le aspettative future ed è misurato su un campione di 5mila consumatori.
A differenza del precedente indice, le stime sono condotte dando maggior peso alle aspettative future rispetto alla fiducia nella situazione corrente.

Beige Book. Il Beige book è il report sulle condizioni generali dell’economia Usa che le dodici sezioni della Federal Reserve pubblicano due settimane prima del meeting del Fomc (Comitato federale del mercato aperto) per l’annuncio dei tassi di riferimento (foto by InfoPhoto).