L’andamento dei cross valutari è fortemente condizionato dai dati macroeconomici fino ad ora osservati.
Ogni dato può essere tuttavia interpretato in modo diverso: è evidente tanto per l’economia in generale, quanto per i mercati finanziari e, soprattutto, per il Forex, dove l’ingente volume di denaro trattato amplifica immediatamente le reazioni degli operatori alla pubblicazione di uno o più dati relativi all’economia di un Paese o di un’intera area valutaria.

Per capire meglio le relazioni tra l’andamento di una valuta rispetto ad un’ altra (il tasso di cambio cioè) e i dati macroeconomici capaci di condizionarne l’andamento, nonché alcune reazioni del mercato che possono sembrare (o rivelarsi di fatto) contraddittorie rispetto a quanto suggerisca l’analisi fondamentale, si potrebbe ipotizzare uno scenario euro/dollaro durante l’annuncio dell’aumento del tassi di riferimento da parte della Banca centrale europea di un quarto di punto (0,25%) dopo mesi di tassi fermi e con gli Usa in piena politica monetaria aggressiva.
Il prezzo dell’euro, dal punto di vista macroeconomico, è dunque aumentato dello 0,25% e ci si aspetterebbe una sua decisa rivalutazione anche nei confronti del dollaro Usa.
In realtà, nel nostro esempio, dalla dichiarazione e dai successivi commenti del presidente della Bce la quotazione dell’euro contro il dollaro è precipitata, toccando i minimi di giornata: il cambio euro/dollaro ha tracciato quindi un movimento del tutto opposto a quello che vorrebbe l’economia classica.

Lo scenario di brevissimo periodo appena ipotizzato non smentisce, ovviamente, i principi cardini dell’analisi macroeconomica, né mina l’importanza di questo tipo di annuncio della Bce, che ricorre a scelte di politica monetaria restrittiva se ci sono ragionevoli rischi di un aumento dell’inflazione, ma dovrebbe invitare ad analizzare le potenziali cause di questa (supposta) “anomalia”.
Ed anche quest’ulteriore analisi, a conferma della loro importanza, non può che passare attraverso l’osservazione delle variabili macroeconomiche più importanti e del loro andamento (oltre che di quello del cambio osservato) nel medio periodo.

Il mercato, ad esempio, avrebbe potuto già scontare l’effetto rialzo dei tassi di riferimento da parte di Francoforte prima dell’annuncio ufficiale del governatore perché questi aveva già paventato in una precedente uscita tale manovra nel caso il tasso d’inflazione avesse raggiunto una soglia prefissata o imboccato un trend rialzista di medio periodo. E dalla dichiarazione di intenti in poi l’euro non ha fatto che rafforzarsi nei confronto del biglietto verde, anticipando di gran lunga l’effetto della manovra, per “sgonfiarsi” proprio nel giorno dell’annuncio Bce.
Gli investitori internazionali, inoltre, potrebbero aver interpretato l’aumento del costo del denaro come un fattore ostativo alla ripresa dell’economia del Vecchio Continente, soprattutto perché molti Paesi membri dell’Eurozona sono eccessivamente indebitati, preferendo dunque vendere euro ed acquistare dollari, senza escludere che il cross euro/dollaro potrebbe muoversi in un trend ribassista così solido per uscire dal quale l’aumento del tasso Bce di un quarto di punto percentuale sembrerebbe poca cosa (foto by InfoPhoto).