I costi che gravano sui risultati dei fondi comuni d’investimento si possono suddividere in tre grandi categorie: le commissioni di gestione (in genere sono quelli che costano di più), le commissioni di entrata ed uscita, e quelle di performance e incentivo. Oltre a queste ci possono essere commissioni di rimborso (che finiscono per azzerarsi con il passare del tempo) e di switch (dovute nell’ipotesi di passaggio da un fondo a un altro all’interno di un gruppo gestiti dalla stessa società).

Non è necessario fare strane somme, perché per ogni fondo il gestore deve produrre anche il Total expenses ratio (TER), che rappresenta un indice sintetico che rappresenta in percentuale i costi totali annui a carico del fondo. Se pensate che il Ter non sia importante vi sbagliate: influenza pesantemente il risultato degli investimenti.

Supponiamo di avere un investimento di 10.000 euro per cinque anni che produca un rendimento medio del 5% l’anno. Se il TER ha un valore contenuto – tra lo 0,25% e lo 0,5% l’anno –  o se invece il suo valore si attesta al 2-3%, per il risparmiatore scompaiono tra i 2.500 ed i 3.500 euro. E questi soldi partono sicuramente, mentre il rendimento è incerto

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