L’andamento dello spread, del differenziale tra il rendimento dei nostri titoli di stato e quello dei bund tedeschi, è uno degli elementi maggiormente usati per definire la “sanità” di un paese. Peccato che molta parte di questo indice non dipenda dai cosiddetti fondamentali. 

In un articolo molto interessante del Post, si spiega come hanno parlato alla FMI dello spread italiano. In particolare gli esperti del Fondo Monetario Internazionale ritengono che la metà dello spread non dipenda dai fondamentali.

Andiamo con ordine. Il FMI, periodicamente, stila un report per il monitoraggio fiscale dei paesi, il cosiddetto “Fiscal Monitor”. L’ultimo documento era stato presentato ad aprile ed oggi è stato aggiornato. Questo update, per chiamarlo con un termine tecnico, è stato importante per l’Italia.

Tutto dipende dal senso della dichiarazione: sembra infatti che parte del nostro spread, circa 200 punti, non sia da collegare agli elementi di lungo periodo che si possono tirare fuori dal bilancio e dall’economia del paese. Il che vuol dire che molta parte dello spread non è legata alle condizioni strutturali dell’economia tricolore.

Un dato importante che fa tirare un sospiro di sollievo agli investitori. Infatti, chi investe nelle obbligazioni italiane, adesso, sa di non rischiare così tanto. Peccato però che l’Italia debba pagare alti rendimenti ugualmente.