Il Fondo Monetario Internazionale, in un recente intervento sulla situazione economica vissuta da molte nazioni in questo momento, ha ribadito l’importanza della politica monetaria che, qualora diventasse più espansiva, potrebbe giovare parecchio agli Stati.

Il FMI ha dato l’OK a tutti quei paesi che vogliono affidare un ruolo sempre più importante alla politica monetaria. Le Banche Centrali hanno già iniettato una buona dose di liquidità nei mercati ma questo intervento “centralizzato” non è stato sufficiente.

Adesso occorre che ogni stato studi una Uem adatta a questa congiuntura storica: una politica monetaria che renda fluida la fase di transizione, che cioè riesca a sostenere gli stati dal varo delle riforme al dispiegamento degli effetti di queste ultime.

La BCE, da parte sua, ha ridotto i tassi a luglio ed ha annunciato che ci potranno essere anche nuovi interventi. Peccato che anche il taglio del costo del credito, potrebbe non essere sufficiente. Come ha avuto modo di spiegare anche Draghi, il problema è nel meccanismo che trasmette gli effetti della politica monetaria sull’economia reale.

Per esempio, le banche, pur avendo avuto accesso a prestiti a tassi agevolati, per esempio indicizzati all’Eonia a tre mesi che è lo 0,27%, hanno poi studiato prestiti al 2,89%.