Gli osservatori del Fondo Monetario Internazionale sono stati abbastanza in Italia per capire che la ripresa economica non è facile, anche se il Governo Monti, con i primi passi della Riforma, dovrebbe aver messo al sicuro i conti dello Stato. Non si può sapere con certezza se i sacrifici chiesti agli italiani sono sopportabili dalla popolazione. Gli investitori hanno faticato a credere alla proposta di Monti. In modo molto strano soltanto dopo il downgrade del nostro paese insieme ad altre nazioni dell’Eurozona, i listini hanno guadagnato terreno e lo spread è calato.

Di fatto però le considerazioni del FMI restano perentorie: l’economia italiana entra in una fase di recessione che perdurerà fino al 2013. Non è un oroscopo ma una stima relativa alle possibili contrazioni del Prodotto Interno Lordo. Il Pil dovrebbe scendere del 2,2 per cento per il 2012 e dello 0,6 per cento nel 2013.

Questa lentezza nella ripresa deriva anche dai ritmi di ripresa mondiale che sono pressoché inchiodati, per non parlare della situazione particolare del Vecchio Continente dove la fragilità del debito sovrano degli stati è ormai proverbiale.

Rispetto alle previsioni di crescita/decrescita del Pil si parla di un taglio di 2 punti percentuali e mezzo per l’anno in corso e 1,1 punti per il prossimo anno. Il FMI, a fronte dell’analisi condotta, chiede che sia maggiore l’intervento della Banca Centrale Europea.