Perché ieri la Borsa di Tokio è scesa del 7%? La prima risposta – gli altri media ne hanno parlato poco – è che buona parte del calo è sicuramente da imputarsi ai sistemi di high frequency trading, ovvero quei sofisticati strumenti di software ed hardware che consentono di eseguire automaticamente migliaia di ordini sui mercati finanziari, nell’arco di frazioni di secondo – gli stessi strumenti che erano al centro delle contrattazioni nei giorni peggiori di Piazza Affari.

Per evitare altri ribassi in futuro in questa o in altre piazze sarebbe il caso di prevedere degli stop alla loro attività… E nonostante il calo di oltre sette punti percentuali, l’indice Nikkei è cresciuto del 50% dall’inizio dell’anno. Per il resto si possono imputare dieci, cento, mille cause: dalle parole di Ben Bernanke – in realtà ha utilizzato parole sibilline da vecchio democristiano – sulla possibilità che la politica espansiva della Federal Reserve finisca un giorno – per forza -, alle tensioni sul mercato obbligazionario giapponese – roba da ridere il tasso sul decennale nipponico oscilla tra l’0,835% e l’uno per cento… -, alla debolezza del settore manufatturiero in Cina.

Tante parole che allontano dai problemi veri: riportare il bello nell’economia reale, spuntando un po’ gli artigli ad una finanza che rassomiglia sempre più al Dracula di Bram Stoker

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