La riforma del mercato del lavoro sta sollevando un buon numero di discussioni e stavolta non vogliamo parlare di quanto detto dai rappresentanti sindacali ma le osservazioni che in merito alle proposte della Fornero arrivano dagli industriali e dagli imprenditori. Il mondo delle imprese è critico all’indirizzo del governo sulla flessibilità in entrata nel mondo del lavoro. Il primo appunto, dunque, non è all’articolo 18 e non vuole, almeno all’inizio insistere sull’aspetto finanziario. Secondo gli imprenditori, infatti la flessibilità è troppo costosa e comporta un aumento della burocrazia nella vita dell’azienda.

Certo, le aziende sono impensierite anche da quell’1,4% in più che devono pagare per ogni lavoratore a tempo determinato. Un costo che possono però recuperare entro sei mesi con l’assunzione dell’interessato.

Il governo pensa così di scoraggiare il ricorso ai contratti a termine ma l’imposizione dall’alto è mal digerita dalla numero uno di Viale dell’Astronomia. La Marcegaglia, in una conferenza stampa dopo il vertice a palazzo Chigi ha sottolineato che il tetto di 36 mesi alla flessibilità dei lavoratori, non piace, bisogna arrivare ad un accordo diverso.

Invece il governo insiste nello scoraggiare, almeno in teoria, il ricordo delle aziende ai contratti a tempo parziale. Gli imprenditori avvertono: così facendo si potrebbe penalizzare l’occupazione e aumentare la percentuale di lavoro nero.