Il Fisco non avrà più bisogno di ricevute, scontrini fiscali e registratori di cassa.
La piena diffusione degli strumenti di pagamento tracciabili e la trasmissione online dei compensi da parte dei commercianti consentiranno di prevenire l’evasione fiscale e concentrare i controlli su situazioni più circoscritte.
Ma la riduzione delle tasse, più volte annunciata nell’ottica di una ripresa dell’economia italiana, è seriamente compromessa dalla necessità di risanare i conti e perseguire il pareggio di bilancio, slittato ormai al 2017.
Sono solo alcune delle novità introdotte al Def con la nota di aggiornamento approvata martedì dal Consiglio dei ministri, che stabilisce, tra l’altro, che nella legge di Stabilità sarà inserita una clausola di salvaguardia grazie alla quale scatterebbe un aumento dell’Iva e delle altre imposte indirette per 12,4 miliardi di euro nel 2016, 17,8 miliardi nel 2017 e 21,4 nel 2018.

Nella nota il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan (foto by InfoPhoto), spiega anche i motivi che hanno spinto l’esecutivo, di fronte ad una nuova fase di recessione e dietro l’impegno a spingere l’acceleratore sulle riforme strutturali, a far slittare al 2017 il raggiungimento del pareggio di bilancio e chiedere una nuova deroga all’Ue.
“In termini cumulati – ha sintetizzato Padoan dopo aver evidenziato lo stato di costante recessione del Paese -, la caduta del Pil in Italia è superiore rispetto a quella verificatasi durante la grande depressione del ’29” e “in assenza di una ripresa robusta la tenuta del tessuto sociale e produttivo risulterebbe a rischio, la ricchezza delle famiglie minacciata, le prospettive dei giovani compromesse”.
Ma il rischio di una “spirale di stagnazione e deflazione”, ha aggiunto, riguarda l’intera area euro: di fronte a questo quadro macroeconomico, decisamente deteriorato rispetto alle precedenti stime, ha concluso il ministro dell’Economia, è doveroso “rallentare il percorso di avvicinamento al pareggio di bilancio”.