Il Fisco italiano non è particolarmente clemente quando si tratta di tassare due e quattro ruote. Su questi ultimi, infatti, graverebbero tasse per circa 72 miliardi di euro, ossia venti volte tanto il valore complessivo di quanto si spende per la Tasi prima casa oppure il doppio della somma che le imprese devono a titolo di Irap.

Questi dati sul peso del Fisco su due e quattro ruote sono stati diffusi dalla Cgia di Mestre che non a caso lancia anche l’allarme sull’insostenibilità pressoché totale che questo tipo di tasse sta raggiungendo. Cifre che tra l’altro stanno anche aumentando perché se si prende come punto di riferimento l’anno 2009, ad esempio, si scopre che sette anni fa 37 milioni di automobili e 6,8 milioni di due ruote generavano un gettito fiscale che si aggirava attorno ai 66,7 miliardi di euro, ossia circa 5,3 miliardi di euro in meno rispetto al 2016. Dati che hanno proseguito in una crescita inarrestabile (+8 per cento) nonostante la crisi economica e la conseguente crisi che ha colpito duramente anche e soprattutto il settore auto.

Dati che fanno riflettere anche perché l’Italia continua ad essere uno dei Paesi più motorizzati in Europa e negli ultimi tempi il settore è anche tornato a respirare. Sempre secondo la Cgia di Mestre, poi, l’80 per cento dei quasi 72 miliardi di euro di tasse pagate al Fisco per le due e le quattro rute sono riconducibili ai mezzi circolanti, il 9,5 per cento ai nuovi acquisti e l’8,5 per cento alla tassa di possesso (il cosiddetto bollo auto).

Il Fisco pesa tantissimo sulle due e sulle quattro ruote soprattutto quando si tratta di carburante (circa 37 miliardi di euro). Per il resto 9,27 miliardi di euro è la cifra sborsata per l’Iva che si paga per manutenzione/riparazione e acquisto di ricambi; 6,1 miliardi di euro per il bollo auto e 5,4 miliardi di euro per l’Iva pagata per i nuovi acquisti; altrettanti 5,4 miliardi di euro per parcheggi e multe e infine 4,2 miliardi di euro per l’assicurazione che copre la responsabilità civile.