Ognuno ha il suo incubo e quello degli Usa si chiama Fiscal cliff, letteralmente ‘baratro fiscale’, sgominato, parzialmente, con il sì della Camera soltanto il 1° gennaio, ad un’ora esatta dalla scadenza dell’ultima data utile.

Scadenze cruciali. Alle ore 24 del primo dell’anno negli Stati Uniti scadevano automaticamente una serie di esenzioni e vantaggi fiscali in vigore da diversi anni il cui venir meno, con l’attuazione, sempre automatica, dei previsti tagli lineari alla spesa pubblica per circa 607 miliardi di dollari per il solo 2013 (servizi sociali, difesa e istruzione le voci più colpite), avrebbe comportato oltre 3.000 dollari di tasse in più all’anno per la famiglia media americana: uno scenario, per gli Usa, da profonda recessione.
Tra le esenzioni fiscali in scadenza la contemporanea presenza di quelle approvate dall’ex presidente George W. Bush a favore delle fasce più ricche della popolazione e di quelle per la middle class e i disoccupati deliberate nel 2009 da Obama con il ‘pacchetto di stimolo all’economia’, con il governo orientato a confermare le seconde tassando soltanto i primi (cd. Buffet Rule), individuati in coloro che guadagnano più di 400mila dollari l’anno (poco più dell’1% della popolazione), che vedrebbero decadere, al contempo, le esenzioni di cui hanno beneficiato per oltre dieci anni. Se già queste manovre rendevano dubbia l’adesione dell’opposizione al Fiscal cliff, la contemporanea scadenza della definizione del nuovo tetto massimo del debito pubblico, che al 31 dicembre ha raggiunto quota 16.384 miliardi, cifra stimata invece per il 2013, ha appesantito ulteriormente il clima della seduta.

Fiscal cliff. Il Fiscal cliff approvato in extremis il 1° gennaio prevede il rifinanziamento delle esenzioni e dei vantaggi fiscali a favore della classe media e dei disoccupati (in tutto il 98% circa della popolazione) attraverso una maggiore tassazione dei redditi di coloro che percepiscono più di 400mila dollari all’anno, il rimpiazzo con le tasse ed il rinvio a due mesi di alcuni tagli automatici previsti per la difesa e un rimando a febbraio per quelli sugli altri settori.
Nello specifico, la legge prevede anche una serie di crediti d’imposta sia per le famiglie medie (per figli e per gli studenti che devono mantenersi il college, ad esempio), sia per le imprese (su tutte quelle che investono in ricerca e innovazione e nel settore delle rinnovabili) e aiuti ad anziani e disabili per usufruire di assistenza medica, con l’obiettivo dichiarato di evitare la contrazione dei consumi e il rallentamento della ripresa, vero incubo di governo e investitori.

Tetto massimo. Parte delle nuove imposte si sono rese necessarie per calmierare il debito pubblico, che a dicembre ha toccato la preoccupante soglia di 16.384 miliardi di dollari con un anno di anticipo sulle previsioni. Si è ormai molto vicini alla soglia legale dei 16.400 miliardi, rendendosi necessario così un innalzamento del tetto massimo entro il prossimo febbraio. Il tetto del debito che sarà ancora al centro di trattative fra il Congresso e l’amministrazione Obama è un tetto politico-legislativo, non economico: se dovesse essere raggiunto gli Usa non potrebbero prendere più denaro in prestito e risarcire i creditori non per decisione dei mercati finanziari ma per norme previste dalla loro legislazione. Tecnicamente ricadrebbero in default, situazione in cui il governo di un Paese non è in grado, oppure si rifiuta, di pagare in tutto o in parte il proprio debito, ma per ragioni politiche.
In precedenza il Congresso ha alzato il tetto del debito 18 volte durante la presidenza Reagan, 8 volte durante la presidenza Clinton, 7 volte durante gli anni di George W. Bush e, fino ad ora, 4 volte con Barack Obama alla Casa Bianca.

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