Il numero di finanziamenti richiesti da parte delle imprese italiane non solo confermano il segno positivo degli ultimi tre mesi, ma registrano nel mese di maggio un rialzo del 12% (ponderato a parità di giorni lavorativi rispetto allo stesso mese del 2011). Una crescita a doppia cifra che non si vedeva da settembre 2009, quando l’incremento era stato del 10%. E’ questa l’istantanea che emerge dall’ultimo barometro Crif sulla domanda di credito da parte delle imprese italiane, elaborato sulla base del patrimonio informativo di Eurisc.

Dati che confermano il trend positivo visto nei primi mesi dell’anno. La domanda aggregata nei primi cinque mesi dell’anno mostra infatti una crescita rispetto al corrispondente periodo del 2011 (+3,4%), con un ritorno al segno più che non si registrava dal 2009. Se si suddivide la domanda di credito tra imprese individuali e società, si legge nel documento diffuso da Crif, il trend risulta sostanzialmente identico, con la già evidenziata inversione di tendenza a partire dall’ultimo mese del 2011, confermata anche nei primi mesi del 2012.

Per quanto riguarda l’importo medio dei finanziamenti complessivamente richiesti, nei primi cinque mesi del 2012 è stato registrato un incremento del 15% rispetto al corrispondente periodo del 2011, attestandosi a 44.082 euro. Nel dettaglio, l’importo medio dei finanziamenti richiesti dalle imprese individuali è stato di 23.736 euro contro una media di 57.086 euro richiesti dalle società.

“Dopo molti mesi in cui la domanda di finanziamenti dalle imprese è risultata sostanzialmente piatta, nell’ultimo trimestre si sono consolidati i primi segnali di ripresa, sintomo che i bisogni di approvvigionamento da parte degli operatori economici stanno cominciando a trovare sfogo – commenta Enrico Lodi, direttore generale Credit Bureau Services. – Inoltre, la richiesta di finanziamenti di importo medio superiore rispetto al recente passato potrebbe rappresentare una ulteriore conferma delle esigenze delle imprese italiane pur in una fase ancora caratterizzata da una sostanziale debolezza del quadro congiunturale e dall’incertezza sulle prospettive di ripresa”.