Enti pubblici ed aziende private, talvolta possono decidere di incentivare l’imprenditoria e la ripresa economica di un determinato territorio, offrendo dei finanziamenti a fondo perduto finalizzati alla realizzazione di un’attività specifica. In questo periodo di grande crisi economica si sa che i finanziamenti a fondo perduto sono una manna per disoccupati o lavoratori precari che vogliono dare una svolta alla loro vita professionale dedicandosi ad attività ex novo.

In genere chi stanzia un fondo per i finanziamenti a fondo perduto, eroga dei soldi a categorie particolari di cittadini per un gruppo ristretto di attività e nemmeno un ero del fondo deve essere poi restituito. Facciamo un esempio andando a pescare nell’esperienza del passato di alcune regioni.

Un ente pubblico, facciamo proprio il caso di una Regione, valuta che nel suo territorio c’è spazio per nuove attività ma che i cittadini non dispongono di denaro. Per questo decide di erogare finanziamenti a fondo perduto per i disoccupati, per le donne e i giovani che vogliono avviare un’attività imprenditoriale. Siamo sempre nell’ambito dell’esempio.

La Regione stessa poi decide anche i paletti e le regole che le attività devono avere per essere finanziabili, per esempio creare nuovi posti di lavoro, intervenire nel campo dell’economia digitale e così via. Qualche volta gli stanziamenti a fondo perduto si accompagnano con altre misure a favore dell’imprenditoria.