La fiducia dei consumatori italiani continua a calare. Dopo un fine 2015 tutto sommato positivo, il 2016 si era aperto con un primo calo. Gli analisti ipotizzavano che potesse essere episodico, ma i nuovi dati testimoniano un trend preoccupante. Secondo le rilevazioni ufficiali dell’indice Nielsen derivato dal Consumer confidence survey nel periodo aprile-giugno del 2016 la fiducia dei consumatori italiani è diminuta del 4%, percentuale negativa che fa seguito al -2% registrato nel periodo gennaio-marzo 2016. Questi dati si avvicinano in modo preoccupante agli indici del periodo peggiore della crisi economica.

Fiducia dei consumatori italiani quasi ai minimi storici

L’indice Nielsen assegna un punteggio in base ai dati sulla fiducia dei consumatori. La media globale è di 98 punti, in Europa è a 79, in Italia appena a 55, quasi al limite dei Paesi peggiori, ovvero Corea del Sud (45 punti), Grecia e Ucraina (52). I Paesi con l’indice più alto sono invece le Filippine (132) e l’India (128). Paradossalmente la Brexit ha aumentato la fiducia dei consumatori britannici, che hanno visto crescere il loro indice Nielsen da 97 a 98 punti, mentre ha fatto calare quella della Germania, da 97 a 96.

In Italia a minare maggiormente la fiducia dei consumatori è la paura di perdere il lavoro. Nel sondaggio effettuato dall’istituto internazionale quasi un italiano su cinque, il 19% per l’esattezza, mette al primo posto tra le fonti di preoccupazione il timore di rimanere disoccupato. L’unica nota positiva è che la paura della perdita di lavoro l’anno scorso nello stesso periodo raggiungeva quota 24%. Gli altri timori più diffusi sono il terrorismo e l’insorgenza di problemi di salute (entrambe a quota 10%), la situazione economica generale e i debiti.

Altro dato che attesta la sfiducia degli italiani è che cresce del 3% la percentuale di consumatori che prevedono una situazione pessima o comunque non buona delle proprie finanze nei prossimi 12 mesi. Di conseguenza calano le percentuali di risparmio. Una volta soddisfatti i bisogni essenziali, le spese degli italiani verranno destinate principalmente ad abbigliamento (29%), vacanze (28%) e intrattenimento fuori casa (21%), mentre saranno molto poche le spese per fondi pensionistici o azioni.

Servono politiche differenziate di promozione sociale accompagnate da una rimodulazione del carico fiscale per agevolare il lavoro, gli investimenti e i consumi

ha spiegato Giovanni Fantasia, amministratore delegato di Nielsen Italia, presentando i risultati.