Il primo ministro greco ha tenuto in tensione l’Europa intera con l’annuncio di un referendum per chiedere l’approvazione popolare alle misure anticrisi utili a sboccare gli aiuti “internazionali”.Poi però tutto è andato come previsto dagli analisti: niente referendum ed un altro appuntamento parlamentare. George Papandreou si è presentato alle Camere per chiedere la fiducia. I suoi sostenitori sono sempre meno.

Eppure, seppur risicata, l’ha ottenuta. Subito dopo l’annuncio con espressione di gioia ha liberato tutta la sofferenza di questo periodo di tensioni economiche. Un periodo che si è poi tramutato in 48 ore senza fine.

Da Bruxelles è arrivato un ultimatum che l’ha costretto a chiedere la fiducia ottenuta con 153 voti favorevoli e 145 contrari e con l’impegno a “voltare pagina”. Papandreou spiega di non voler essere primo ministro a tutti i costi ma di ambire alla creazione di un governo di unità nazionale.

Scongiurata le elezioni anticipate che porterebbero un ulteriore rallentamento alle operazioni di “salvataggio” della Grecia. Sono già state avviate le consultazioni col Presidente della Repubblica Karol Papoulias ma il partito d’opposizione, dopo aver “sostenuto” la decisione del premier, ha ritrattato proponendo le elezioni anticipate.

Intanto la fronda interna al Pasok è rientrata nei ranghi, anche i deputati più ribelli, alla fine, hanno dato il loro sostegno al premier.