Forse ha ragione Della Valle quando dice che la Fiat, con tutti gli aiuti che ha ottenuto dallo Stato, può essere considerata quasi un’azienda statale. Eppure Marchionne continua a minacciare il settore produttivo del Belpaese di fuggire all’estero. Per restare, infatti, ha bisogno di aiuto. I dati parlano chiaro: la Fiat cresce più all’estero che in Italia e lo fa a ritmi impressionanti come in Brasile dove si produce il 60 per cento in più dei veicoli con il 60 per cento in meno degli operai.

La Fiat, però, dopo l’abbandono del progetto Fabbrica Italia, è stata duramente criticata da Della Valle. Adesso Marchionne che ha sempre minacciato di spostare “altrove” la produzione, ha dichiarato che intende restare a Torino, quasi ascoltando l’appello di Squinzi, ma invoca aiuto.

Marchionne ribadisce che nonostante la crisi non ha mai parlato di esuberi, non ha proposto la chiusura degli stabilimenti e non intende andar via dall’Italia ma per rispettare questi impegni è necessario che l’Italia, che lo Stato e che i cittadini s’impegnino a loro volta.

Poi arriva la replica a Della Valle:

Tutti parlano a cento all’ora, perché la Fiat è un bersaglio grosso, più delle scarpe di alta qualità e alto prezzo che compravo anch’io fino a qualche tempo fa: adesso non più. Ci sarebbe da domandarsi chi ha dato la cattedra a molti maestri d’automobile improvvisati. Ma significherebbe starnazzare nel pollaio più provinciale che c’è. Fintanto che attaccano, nessun problema. Ma lascino stare la Fiat.