Deutsche Bank dice di vendere Fiat e il titolo del Lingotto accusa subito il colpo a Piazza Affari scivolando sul fondo del Ftse Mib con un ribasso di circa 2 punti percentuali a 3,688 euro. Il broker tedesco ha tagliato il giudizio sul gruppo auto torinese a sell dal precedente hold, portando il target price a 3 euro da 3,7 euro. “Con una sostanziale revisione al rialzo del piano d’investimenti, abbiamo paura che nei prossimi due anni la generazione di cassa continuerà ad essere negativa, specialmente se si considera il gruppo senza l’apporto di Chrysler”, spiegano gli analisti del colosso bancario tedesco.
 
Durante la presentazione dell’ultima trimestrale i vertici del Lingotto “hanno deciso per la crescita invece che concentrarsi sulla riduzione della capacità produttiva. Noi consigliamo quindi di vendere il titolo per i problemi legati al cash flow, alla valutazione e ai rischi nell’esecuzione della nuova strategia”. Da sottolineare che quello di Deutsche Bank non è il primo downgrade dopo i conti del terzo trimestre la nuova strategia presentata da Sergio Marchionne lo scorso 30 ottobre. Prima di DB le bocciature sono arrivate anche da Goldman Sachs, Mediobanca, Natixis e Equita.
 
Agli analisti non è bastato un utile più che raddoppiato, un trading profit di quasi 1 miliardo di euro e la promessa di Marchionne di non chiudere nessuno stabilimento italiano. Anzi, di provare a rilanciarli attraverso i modelli di alta gamma, come Alfa Romeo e Maserati. Il mercato si è subito concentrato maggiormente sulla debolezza del settore automobilistico europeo e sulla revisione dei target per il periodo 2013-2014, mentre gli obiettivi di quest’anno sono stati confermati nella parte inferiore della forchetta indicata nel corso dell’Investor Day dell’aprile 2010.

Deutsche Bank, nel report odierno, sottolinea la difficoltà di Fiat di accedere al cash flow di Chrysler. “Continuiamo a vedere completamente isolata la natura del cash flow di Chrysler, mentre Fiat continua a bruciare cassa”, scrivono gli analisti. Secondo DB, inoltre, “l’eccessivo affidamento sulle auto di piccola cilindrata nel mercato europeo difficilmente potrà beneficiare in un’eventuale ripresa. In assenza di investimenti a livelli competitivi negli anni passati, crediamo che la market share di Fiat rimarrà sotto pressione anche nei prossimi trimestri”.