Sulla rete e nei social media, il trasloco del Lingotto da Torino a Londra, è stata l’ennesima occasione per lanciarsi contro questa classe politica e dirigente. In realtà la fuga dal fisco di casa propria per emigrare in regimi fiscalmente più convenienti non riguarda solo l’Italia.

Sul tema basta dire che la delocalizzazione delle multinazionali Usa costa ogni anno al Tesoro a stelle e strisce più di 500 milioni di dollari l’anno. E che hanno seguito le stesse tracce della Fiat la multinazionale del petrolio Esco International Inc., la società di consulenza Aon Corporation, e quella che si occupa di trivellazioni – la Rowan Cos. – e la Liberty Global Inc. - uno dei tanti giganti delle telecomunicazioni.

Le ragioni della scelta sono semplici: il governo inglese nel 2010 ha avviato una serie di misure che avevano l’obiettivo di “fare del Regno Unito il miglior posto al mondo per stabilizzare un’impresa“. La corporate tax è passata dal 28% al 23% nel 2013 - e quest’anno si scende al 21% e nel 2015 al 20%.

Sempre di più del 12,5% dell’Irlanda, ma molto meno del 31%, 33% e 40% di Italia, Francia e Usa. A questo bisogna aggiungere le snelle pratiche burocratiche, le agevolazioni sul segmento Ricerca e sviluppo, e una tassa sul capital gain al massimo del 28% (a differenza del 34,5, 40 e 45% di Francia, Irlanda e Germania).

Non sarebbe ora di evitare questa guerra tra Stati?

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