Gli analisti lo avevano previsto, la Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi di interesse – ovvero tra lo 0 e lo 0,25%. Siamo fermi a questi livelli dal dicembre del 2008. E non si muoverà fino a quando il tasso di disoccupazione non scenderà al di sotto del 6,5% e l’inflazione non sale sopra al 2,5%.

Tutto resta così com’è: anche il piano di sostegno all’economia attraverso l’acquisto di titoli. Si prevede che il costo del denaro torni ad aumentare a partire dal 2015. Secondo le previsioni della banca centrale Usa, il tasso di disoccupazione non dovrebbe scendere al di sotto del 6,7% nel 2013 e nel 2014, mentre dovrebbe essere nella forbice tra il 6 ed il 6,5% nel 2015.

Il Pil Usa nel 2013 dovrebbe crescere meno del previsto: prima la forbice era compresa tra il 2,3 ed il 3%, ora è stata rivista al ribasso – il range è tra il 2,3 ed il 2,8%. Mentre per l’anno prossimo la forbice è passata da 3-3,5% e 2,9-3,4%. Migliorano però le stime sul tasso di disoccupazione negli Stati Uniti.

La crescita economica sarà moderata, e restano rischi per l’economia. E’ la ragione per cui la Federal Reserve continuerà con le sue misure monstre per drogare l’economia, continuerà cioè ad acquistare titoli garantiti da mutui per 40 miliardi di dollari al mese e titoli di stato per 45 miliardi di dollari.

La Fed è preoccupata dei tagli automatici della spesa pubblica – pari a  85 miliardi di dollari fino a settembre e 1.200 miliardi di dollari in dieci anni. Per Ben Bernanke: “La pausa nella crescita nel quarto trimestre è stata temporanea. Segnali di miglioramento si sono avuti sul mercato del lavoro, ma un tasso di disoccupazione al 7,7% resta elevato”. E ancora “La politica monetaria da sola non può contrastare tutti i venti contrari sull’economia”.

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