Sebbene i dati pubblicati nel corso delle ultime settimane aumentano l’incertezza sulle prospettive dell’economia statunitense, tuttavia la Fed prevede delle stime, che seppure non positive in senso assoluto, ribadirebbero la crescita del pil americano di almeno 2,8% nel 2011 e del 3,0-3,1 nel 2012.

Questo perché ancora si è difronte al rallentamento del settore industriale e dinanzi alla crescita moderata delle spese individuali. Entrambi tali fattori evidenziano che la ripresa statunitense non è ancora consolidata. Non c’è comunque pericolo per la fase di recupero anche se lenta nei prossimi mesi negli USA.

Ma la notizia, si fa per dire più incoraggiante, è che secondo un modello statistico-matematico, la Fed non prevede, anzi esclude categoricamente, un ritorno recessionista nei prossimi 12 mesi. Lo scenario più probabile è quello di un lento e faticoso ritmo di crescita per l’economia statunitense, in cui non ci sarà nessun bisogno di un rialzo dei tassi.

Ciò che invece ancora preoccupa la Fed è il mercato del lavoro, che vede ancora momenti di chiara contrazione. Il tasso di disoccupazione non scende ancora al di sotto dell’8%.

T ra i catastrofisti c’è chi pensa per il prossimo futuro che il tasso di disoccupazione potrebbe, anche se in via del tutto ingiustificata, arrivare addirittura al 10%. In tal caso la Fed potrebbe essere spinta a tornare ad implementare la compravendita di titoli del tesoro americani.