Acquistare farmaci generici comporta un notevole risparmio, che molto spesso non viene preso in considerazione da chi si reca in farmacia. Come mai c’è ancora tanta diffidenza nei confronti dei farmaci generici e si tende a privilegiare quelli cosiddetti di marca? Probabilmente la scarsa informazione, quasi sicuramente l’utilizzo errato di un termine, “generico”, che non rende bene l’idea di cosa si stia acquistando.

Più che di generico, infatti, si dovrebbe parlare di farmaco equivalente: i generici sono in tutto e per tutto simili ai loro rispettivi farmaci di marca – utilizzano lo stesso principio attivo – ma devono costare almeno il venti per cento in meno rispetto all’originale griffato. Nonostante la diffidenza, però, il loro consumo è in crescita in Italia: nell’ultimo anno, ad esempio, è stata raggiunta la quota del 14,9 per cento per quanto riguarda tutti i farmaci e del 18,63 per cento per quanto riguarda i farmaci con brevetto scaduto. La crescita è un buon segnale ma l’Italia è ancora lontana dalle percentuali di vendita di altri Paesi europei (dove si arriva a toccare anche il 50 per cento).

La Regione italiana in cui si fa più largo consumo di farmaci generici è la Lombardia mentre in generale, gli italiani pagano all’incirca 861 milioni di euro all’anno per coprire la differenza di costi fra farmaci equivalenti e farmaci originali. Cifra, quest’ultima, che potrebbe essere risparmiata facendo uso di soli farmaci equivalenti (dati Assogenerici).

Secondo Francesco Scaglione, farmacologo all’Università di Milano – molto spesso il paziente diffida del generico perché la scatola è diversa da quella dell’originale, senza tenere in conto che la cura è il farmaco non la scatola e che quest’ultima non dovrebbe incidere nella scelta.

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