Ai più giovani dei lettori probabilmente il nome Kodak dirà poco o niente. Per me che ho già superato la quarantina il marchio si collega subito alle prime macchine fotografiche che permettevano di vedere subito su carta il risultato dei nostri scatti… Lo storico marchio statunitense aveva fatto richiesta per il Chapter 11 nel gennaio dello scorso anno. Questa legge statunitense consente ad imprese – ma anche a privati – che si trovano a in una situazione di grave dissesto finanziario di procedere ad una radicale ristrutturazione.

Da questa situazione l’impresa dovrebbe uscire all’inizio del prossimo mese come una società specializzata nella produzione di tecnologia per la stampa, che venderà i suoi prodotti solo a esercizi commerciali e professionali. Non sarà l’unico cambiamento che riguarderà la nuova Kodak. L’impresa negli ultimi dieci anni ha cancellato 47.000 posti di lavoro, 13 impianti e ben 130 laboratori. Solo con l’ultima ristrutturazione la forza lavoro è passata da 17.000 e 8.500 dipendenti.

A perderci non sono stati solo i lavoratori. Il giudice che si è occupato della bancarotta, Allan Gropper, ha approvato un piano di ristrutturazione che non prevede alcun rimborso per gli azionisti, mentre i creditori non garantiti riceveranno fra i 4 e i 5 cent per ogni dollaro. Secondo Antonio Perez – il Ceo della Kodak – l’azienda diventerà ”leader tecnologico in grado di servire i mercati commerciali delle immagini, come la stampa a livello commerciale e i servizi professionali. Avrà una struttura più snella e un bilancio più forte”.

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