In 90 giorni di scambi Facebook ha fatto peggio di Lehman Brothers in tutto l’anno precedente la sua bancarotta. E’ l’analisi poco lusinghiera fatta dal New York Times che sta rimbalzando su tutti i siti della stampa internazionale. Ieri il titolo del popolare social network ha registrato il nuovo minimo storico, a 17,55 dollari per azione, cedendo oltre la metà del proprio valore e calando di 50 miliardi di dollari. Secondo il quotidiano americano, la colpa è del direttore finanziario David Ebersman il quale al momento della quotazione ha autorizzato un prezzo di 38 dollari quando la forchetta individuata inizialmente dalla società spaziava dai 29 ai 34 dollari, e che ha messo sul mercato 25 milioni di azioni in più del previsto negli ultimi giorni prima dell’Ipo.

Il calo dei prezzi di Facebook, nota il New York Times, non sta creando problemi agli investitori, ma “crea dubbi anche all’interno della società sulla sua capacità di mantenere e attrarre ingegneri capaci, linfa vitale di qualsiasi società tecnologica”.

Nell’afterhours il titolo è risalito a 18,02 dollari, parzialmente risollevato dall’annuncio di Mark Zuckerberg che non intende vendere le proprie azioni per almeno 12 mesi. Lo staff di Facebook invece vedrà cadere le restrizioni alla vendita di azioni proprie sei giorni dopo la presentazione dei dati trimestrali del 23 ottobre, con due settimane di anticipo rispetto alla data del 14 novembre inizialmente prevista per l’inizio della vendita delle quote dei dipendenti. Tuttio lascia quindi presagire che il calo del titolo non è ancora alla fine.