L’embargo russo frena il cibo italiano.
Dal 7 agosto, giorno dell’introduzione del divieto d’importazione di prodotti agroalimentari da parte di Mosca, l’esportazione di prodotti alimentari italiani quali frutta, verdura, formaggi, salumi, carne e pesce è crollata in un mese del 63%.
Ad evidenziarlo un’analisi della Coldiretti sulle conseguenze dell’embargo della Russia presentata lo scorso fine settimana al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio.
I danni al solo settore alimentare provocati dall’embargo, si legge nel report, ammontano a circa 200 milioni di euro annui, tralasciando i costi indiretti “relativi alla perdita di immagine e di fette di mercato”.
Ma la flessione delle esportazioni verso la Russia, spiega la Coldiretti, riguarda tutti i prodotti del made in Italy (-16,8%) e tutti i principali settori del nostro export, perché le tensioni in Crimea e il clima creatosi tra il Cremlino e l’Europa incidono irrimediabilmente anche sugli scambi commerciali non coinvolti direttamente dall’embargo.

Boom di “tarocchi” a tavola. Il blocco voluto da Mosca, continua lo studio, ha inoltre dato il via ad un vero e proprio boom della produzione locale di prodotti made in Italy ”tarocchi”, come ad esempio la mozzarella ‘Casa Italia’, il salame ‘Italia’, l’insalata ‘Buona Italia’ e la ‘Robiola Unagrande’.
Allo stesso tempo, lato interno, preoccupa anche l’aumento di frodi alimentari sulle nostre tavole.
Dal 2008 ad oggi, scrive l’associazione degli agricoltori, secondo i risultati delle indagini condotte dai Nas le frodi a tavola sono quadruplicate, con un’impennata record dei sequestri di cibi e bevande contraffatti, falsificati o adulterati del 277%.
“Questi dati – ha commentato Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti – confermano la necessità di stringere le maglie troppo larghe della legislazione, a partire dall’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima impiegata”.