Le misure di contrasto all’evasione fiscale devono basarsi su dati reali ed essere proporzionali ai reati.
Occorre, inoltre, limitare il ricorso alle presunzioni, che devono essere supportate dalla situazione reale e dalla capacità contributiva dei soggetti controllati, insistere nella prevenzione e andare giù pesante con chi ripete con insistenza i comportamenti fraudolenti.
La ricetta di Rossella Orlandi, neodirettore dell’Agenzia delle entrate, per la lotta all’evasione fiscale in Italia.

“Io dico che l’azione dell’Agenzia deve essere proporzionale – ha dichiarato Rossella Orlandi, successore di Attilio Befera alla guida delle Entrate, in un’intervista rilasciata al Corsera lo scorso lunedì – e che questa proporzionalità deve basarsi sui dati reali, usando molta cautela nell’utilizzo delle presunzioni, che devono trovare riscontro nella reale situazione e capacità contributiva dei soggetti controllati”.
“Serve più prevenzione – ha aggiunto a proposito degli accertamenti fiscali dell’Agenzia -, ma anche mano più dura con chi insiste nei comportamenti fraudolenti. Non è che ogni volta noi dobbiamo comminare la sanzione minima: un conto è l’errore formale, un conto la frode reiterata”.
E per quanto riguarda Equitalia, e del ruolo dello strumento della riscossione come mezzo di contrasto all’evasione fiscale, Rossella Orlandi ha dichiarato che non ne assumerà la carica di presidente (a differenza del suo predecessore), “perché per me è opportuno che ci sia una netta separazione dei ruoli. Equitalia riscuote per noi ed altri 15 mila enti, dai Comuni ai consorzi idrici. I problemi della riscossione non vengono certo da noi che forniamo dati puliti”.

“Se si vuole sconfiggere l’evasione puntando al recupero del passato servirebbero molti più dipendenti. Piacerebbe anche a me recuperare 50 miliardi l’anno, ma non ho questa possibilità. Per questo dobbiamo concentrarci sulla ‘compliance’, con un cambio di passo nei rapporti con il cittadino. Per fare questo basta che ci assicurino il turnover del personale, adesso abbiamo il 50%, e vogliono abbassarlo al 20%. Ma attenzione, perché noi facciamo un mare di cose. Per dire, gestiamo anche il canone Rai”, la tassa più evasa tra tutte.
E per quanto riguarda il canone Tv, spiega Orlandi, “l’evasione è così alta perché io fino a 2 mila euro di debito non posso fare nessuna azione esecutiva. Mando un avviso, e se il contribuente è una persona per bene paga, altrimenti no, e non posso farci niente. Le norme con cui gestiamo il canone sono di un Regio decreto del ‘38, quando la Rai ancora non c’era, e nessuno ha mai voluto cambiarle”.