Libera circolazione delle informazioni fiscali entro la fine dell’anno tra i membri Ue, mentre con i Paesi extra Ue si dovranno attendere gli accordi internazionali. È quanto si apprende dal comunicato finale del summit europeo di Bruxelles su evasione fiscale e questione energetica tenutosi ieri, a conclusione del quale il Consiglio europeo “ha concordato di accelerare il lavoro nella lotta alla frode e all’evasione fiscale”, chiedendo, in particolare, “l’adozione entro la fine dell’anno della direttiva risparmi”.

È ora di rafforzare la lotta all’evasione. Il summit, particolarmente scosso dalla notizia dell’inchiesta Usa sulla presunta elusione fiscale di 74 miliardi di dollari da parte di Apple, ha affrontato l’argomento evasione dall’apertura alla chiusura dei lavori.
Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha infatti aperto i lavori dichiarando che “è ora di rafforzare la lotta all’evasione”, la lotta contro “pratiche inaccettabili” che consentono di evadere milioni di euro di tasse. E al termine dell’incontro è toccato al premier lussemburghese Jean-Claude Juncker fissare le tappe dei lavori necessari per consentire uno scambio Ue delle informazioni bancarie: “ci sarà lo scambio automatico delle informazioni qualunque cosa succeda a partire dal primo gennaio 2015”, ma soltanto sugli “interessi di risparmio”, mentre l’allargamento agli altri tipi di redditi “dipenderà dai negoziati con la Svizzera”.
La migliore soluzione è stabilire forti standard internazionali”, ha aggiunto il premier britannico, David Cameron, sottolineando che l’argomento ormai è “al cuore dell’agenda del prossimo G8“. “Le conclusioni di oggi – ha aggiunto Cameron – sono chiare sul fatto che ci sarà un piano scambio di informazioni fiscali fra tutti i Paesi Ue” e rappresentano “un grande passo avanti da cui partire”. “Non vogliamo creare standard Ue, ma standard internazionali”, perché la questione dell’evasione fiscale è di fatto “un grande problema a livello mondiale” e finalmente si presenta “una reale opportunità di vedere un’azione internazionale, poiché non si può fare da soli”.

Il caso Apple. Il Congresso di Washington quattro giorni fa ha accusato Apple di elusione fiscale. Il colosso Usa, secondo un’indagine parlamentare sull’evasione fiscale delle multinazionali che hanno sedi all’estero, avrebbe eluso tasse per 74 miliardi di dollari. L’indagine ha ricostruito una “ragnatela di filiali all’estero”, opportunamente situate in paradisi fiscali o Paesi con esenzioni sulle imposte societarie, come l’Irlanda, attraverso cui Apple avrebbe offuscato l’ubicazione geografica dei propri utili, pagando così tasse irrisorie. Alcune di queste filiali estere, secondo gli analisti, sarebbero delle vere e proprie “scatole vuote”, senza alcun dipendente, interamente gestite dal quartier generale di Cupertino.
La somma totale delle imposte che Apple sarebbe riuscita a sottrarre al fisco americano ammonterebbe a 74 miliardi tra il 2009 e il 2012.

photo credit: JD Hancock via photopin cc