Ogni anno sfuggono alla lente di ingrandimento del fisco fra i 100 e i 120 miliardi di euro – ovvero circa il 25% delle attività economiche (l’elaborazione dei dati è di Bankitalia e dell’Istat). Secondo i suddetti enti, negli ultimi 30 anni l’impatto degli evasori è quasi triplicato: e siamo arrivati all8% del PIL, un valore doppio nei confronti dei Paesi europei  culturalmente più lontani a noi. Il peso dell’evasione – o meglio la sua stima ufficiosa – è un valore superiore al costo degli interessi sul debito pubblico.

Si evade circa 1/5 delle operazioni ai fini Irap, il 28% dell’Iva ed il 14% dell’Irpef. Tradotto in cifre si tratta di circa 5 miliardi di Irap, circa 40 miliardi di Iva e 20-25 di Irpef. In totale siamo a 70 miliardi per le tre voci più importanti tra le entrate tributarie dello Stato. Poiché le entrate fiscali nel 2013 sono state di 426 miliardi, l’evasione vale circa il 25% dell’economia reale.

Bisogna cambiare, e si potrebbe iniziare con il far ridiventare il falso in bilancio un reato penale – lo aveva annacquato il governo Berlusconi -, e scoraggiare l’uso del contante più di quanto è stato fatto fino ad oggi. Per ora il tema dell’evasione fiscale è citato nel Documento di economia e finanza ma si rimanda all’attuazione della legge delega fiscale (e quindi c’è da aspettare). Le attività di controllo del Fisco sono passate dai 2,1 miliardi dal 2004 ai 13,1 del 2013. Molti pensano che si possa fare di più.


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