Senza riforme non si esce dalla crisi.
La crescita dell’Eurozona “si sta indebolendo” e gli investimenti privati sono scoraggiati da un clima di fiducia al ribasso, depresso ancor più dalle tensioni geopolitiche nell’est del Vecchio Continente e in Medio Oriente.
Di questo passo, scrive la Bce nel bollettino mensile pubblicato ieri, la ripresa diventa sempre più un miraggio e le aspettative per i prossimi anni vanno deteriorandosi.
Le prospettive economiche dell’area euro infatti, sottolinea la Banca centrale europea, “restano orientate al ribasso” e anche la “modesta ripresa” stimata per il 2015 potrebbe essere rivista in tal senso, visti i “progressi insufficienti sul fronte delle riforme strutturali nei Paesi dell’area”.

“Alcuni Paesi – si legge nel bollettino della Bce – devono chiaramente imprimere slancio al processo legislativo e attuativo delle riforme strutturali, sia per quanto riguarda i mercati dei beni e servizi e del lavoro, sia per gli interventi volti a migliorare il contesto in cui operano le imprese”.
“La politica monetaria concorre a sostenere l’attività economica” ma, specifica l’Eurotower (foto by InfoPhoto), “per rafforzare l’attività di investimento, la creazione di posti di lavoro e la crescita potenziale è necessario che gli altri settori di politica economica forniscano un contributo decisivo”.
Se il tasso di disoccupazione e la disoccupazione di lungo periodo, in calo dal 2000, hanno fino ad ora retto in Germania, ricorda Francoforte, è anche grazie alle riforme strutturali che la locomotiva d’Europa s’è imposta sul finire degli anni novanta.
Allo stesso tempo, continua il bollettino, il tasso di disoccupazione “è più che quadruplicato in Spagna, mentre l’incidenza della disoccupazione di lungo termine su quella complessiva è salita da meno di un quinto a oltre la metà”. E andamenti simili, anche se meno marcati, “sono stati osservati in tutte le economie sottoposte a tensioni”, a conferma della forte presenza “all’interno di queste ultime di notevoli barriere al reimpiego”.