Alla fine anche i falchi si sono arresi all’evidenza, al termine della riunione dell’Eurogruppo a Milano il 12 settembre. Ma non era del tutto scontato che lo facessero. E restano comunque le resistenze da parte delle nazioni del nord Europa che gravitano intorno alla Germania, sempre favorevoli alla linea del rigore fiscale, contro quelle del sud, più propense ad allentare i rigidi criteri per contenere il deficit pubblico e di conseguenza anche il debito.

Quindi i ministri dell’economia e delle finanze, sui quali vigilava il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, hanno concluso il vertice milanese con un arido comunicato: l’impegno cioè a “ridurre in maniera effettiva il carico fiscale sul lavoro. E’ una chiara priorità politica“.

Ma le polemiche non si sono placate. Il prossimo commissario europeo agli Affari economici, l’ex premier finlandese Jyrki Katainen, ha risposto a Matteo Renzi, il quale su Twitter aveva scritto: “Dall’Europa non ci aspettiamo lezioni ma 300 miliardi d’investimenti“. Il principe dei falchi filotedeschi ha ribattuto: “Noi non siamo maestri ma interpreti che valutano quanto bene i diversi Paesi stiano rispettando i loro impegni e quanto promesso verso gli altri Stati membri“.

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