Lo sappiamo tutti: l’Italia è uno dei paesi occidentali più legati all’uso del contante. Qual’è il costo di questa propensione? Secondo uno studio della Banca d’Italia, i costi legati all’utilizzo del denaro fisico nel nostro paese porterebbe ad una fattura complessiva di otto miliardi di euro – che corrisponde a circa mezzo punto del Pil. Questa cifra corrisponde a 200 euro pro-capite per attività come la vigilanza, il trasporto, i furti, le assicurazioni, i magazzini…

In media nell’Unione Europea la spesa legata all’uso del contante equivale allo 0,4% del Prodotto interno lordo. Secondo lo studio di Bankitalia, ogni operazione in contanti costa 0,33 euro, contro gli 0,74 euro delle operazioni con carte di debito e gli 1,91 euro delle carte di credito. Ma attenzione se si valuta anche il fatto che in media i pagamenti in contanti sono di importo più limitato, il contante diventa lo strumento di pagamento più costoso – almeno secondo la nostra banca centrale. E nella valutazione non si considera il problema della contraffazione: ogni anno Banca d’Italia scopre 72.000 banconote false – in Europa in totale sono 387.000. E non si considera nemmeno che il 40% delle rapine che si registrano in Europa avvengono nel nostro paese…

Insomma la riduzione dell’uso del contante se resta all’interno di un quadro normativo non coercitivo, non è da vedere così negativamente… Intanto la Commissione europea sta studiando la questione del ritiro delle monete da 1 e 2 cent (ma per ora non c’è nulla di deciso).


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