Le diplomazie stanno cercando di togliere le ultime mine sulla strada dell’accordo tra Etihad ed Alitalia. Intenso traffico telefonico ad esempio tra il ministro dei trasporti Maurizio Lupi e il segretario generale della Uil Luigi Angeletti, che avrebbe silenziato i suoi, e ora starebbe occupandosi personalmente della faccenda taglio stipendi per spalmare i sacrifici. Resta sul tavolo il problema dell’aumento di capitale: gli aerei della nostra ex-compagnia di bandiera continuano a volare solo grazie alla discreta liquidità dovuta al traffico estivo, ma se non ci sarà a breve un accordo sull’aumento di capitale, c’è il rischio fondato che alcune aziende cessino di fornire beni e servizi alla compagnia aerea italiana.

Poste ora sarebbe pronta a fornire fino a 70 milioni di euro di ricapitalizzazione – quasi la metà dei 40 milioni inizialmente ipotizzati. Un passo avanti rispetto a prima, ma resta un problema sul tappeto: le banche non accettano che le Poste non si accollino i vecchi debiti e rischi di contenzioso, anche se l’azienda è entrata a far parte della compagnia dei capitani coraggiosi solo all’ultimo. Non vogliono sapere di una società intermedia tra la Cai – che risponderà di debiti e contenziosi – e la nuova compagine azionaria in cui dovrebbero confluire il core business dell’azienda e di cui Etihad dovrebbe detenere il 49%.

Un modo per convincere le Poste potrebbero essere le sinergie industriali. Una potrebbe essere la vendita reciproca dei servizi e l’altra la creazione di una sorta di concorrete per i giganti della spedizione come Ups e Dhl. Alla questione Poste bisogna trovare una soluzione velocemente visto che la compagnia qatariota vuole sapere velocemente quali saranno i suoi partner in Alitalia e con quali quote.

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