Della serie come far contenti plotoni di blogger e giornalisti sempre alla disperata ricerca di notizie da contrabbandare poi in rete o su carta. La querelle del matrimonio annunciato tra Etihad ed Alitalia si arricchisce ogni giorno di nuovi particolari. Quelli che vi riporto oggi riguardano la disperata ricerca di di capitani coraggiosi, ovvero di vecchi azionisti di Cai/Alitalia che siano disposti a partecipare al prossimo aumento di capitale. Tra i partecipanti della prima ora ci sono i Riva ed i Ligresti che sono fin troppo occupati dai loro guai giudiziari per pensare alle sorti della nostra ex-compagnia di bandiera. Lo stesso discorso si può fare per Francesco Bellavista Caltagirone, mentre Emma Marcegaglia, si deve occupare della ristrutturazione del suo gruppo e si trova nella delicata posizione di presidente dell’Eni…

In una posizione simile si trova anche Salvatore Mancuso di Equinox – visto che è anche consigliere di Enel. Poi ci sono Air France/Klm, che una volta fuori dalla stanza dei bottoni non ha voglia di fare alcunché, o Carlo Toto – che è in causa con Alitalia e da socio era titolare di contratti di leasing per la fornitura di aerei alla compagnia… Chi non dovrebbe fare problemi è la famiglia Benetton che detiene il 7,44% delle quote e dall’arrivo di Etihad avrebbe solo da guadagnare visto che controlla attraverso Adr, l’aeroporto di Fiumicino, il terminale che dovrebbe diventare l’hub europeo della compagnia qatariota.

Il presidente Roberto Colaninno – che attraverso Immsi possiede il 10.9% della vecchia Alitalia – vorrebbe sfilarsi, ma in questi giorni sta subendo diverse pressioni per cambiare idea – anche per la posizione pubblica del figlio Matteo – oggi deputato del Partito Democratico. E poi ci sono le partecipazioni delle famiglie Percassi (3,9%) e Maccagnini (3,69%). In questi giorni diversi attori stanno svolgendo dei sondaggi per capire chi sia disposto a continuare l’avventura e chi no.

Bisogna avere delle risposte molto in fretta perché bisognerebbe concludere l’aumento di capitale – per 200/250 milioni di euro – entro la fine della prossima settimana. E poi c’è sempre bisogno di risolvere la grana Poste, che non vorrebbe investire in Cai per non accollarsi nulla della vecchia gestione. Come ho già scritto, questa posizione non va giù alle banche, che hanno sostenuto l’onere del taglio del debito e non vogliono trovarsi sempre con il cerino in mano… Vedremo come va a finire.

photo credit: contri via photopincc