Che cosa potrebbe succedere se l’annunciato matrimonio tra Alitalia ed Etihad dovesse fallire? Le alternative a questo punto sarebbero tre. La prima è quella dello stand alone, un termine inglese che serve per identificare la strategia aziendale di un’impresa che si regge solo solo sulle sue gambe. Stare da soli significherebbe per i soci attuali tirare altri soldi, dopo aver perso circa 1,4 miliardi di euro in cinque anni di vita. Impossibile a meno di trovare una serie di amministratori delegati con vocazione di kamikaze…

La seconda possibilità è quella di un aiuto di Stato, ma con ogni probabilità l’Unione Europea lo vieterebbe – visto che già fatica ad accettare l’intervento delle Poste e di Etihad, che le altre compagnie aeree europee considerano come un doppio aiuto di Stato – dell’Italia, visto che il Tesoro è l’unico proprietario delle Poste, e la compagnia qatariota è di proprietà pubblica. L’alternativa sembra francamente impossibile, anche in Italia lo Stato finisce – in queste situazioni – per pagare quasi sempre.

Alla fine la possibilità nettamente più probabile finisce per essere il fallimento. Del resto per mantenere in vita l’ex-compagnia di bandiera in questa fase in cui si sta finalizzando l’accordo con Etihad, per evitare di portare i libri in tribunale, ci vuole una nuova iniezione di 250 milioni di euro, che al ritmo della perdita 2013un milione e mezzo di euro al giorno, servirebbe per far sopravvivere l’azienda per 5-6 mesi

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