A me l’immagine che fanno venire è quella di chi, mentre la nave affonda, pensa di fare altro… Come vi ho scritto qualche giorno fa, Alitalia avrebbe perso nel 2013 – non ci sono ancora dati ufficiali – più di mezzo miliardo di euro… E quindi il fallimento della trattativa con Etihad potrebbe voler dire il fallimento della nostra ex-compagnia di bandiera

I sindacati sembrano però non essersene accorti – o fanno finta di farlo. durante una riunione con  il direttore del personale di Alitalia sono stati fatti questi numeri: 2.251 esuberi così suddivisi, 1.084 tra il personale di terra, 258 assistenti di volo e 122 piloti. Quelli che mancano sarebbero 787 lavoratori già in cassa integrazione a zero ore volontaria. I numeri ovviamente dicono poco, perché dietro questi numeri ci sono altrettante facce e storie…

Ma oggi come oggi la scelta è purtroppo tra 2.000 o 13.000… Non secondo i sindacati. il segretario nazionale della Filt Mauro Rossi dice che “non possiamo condividere 2.251 licenziamenti“, e che “non si tratta di fare sconti. Chi investe 560 milioni non può avere la necessità di mettere per strada 2.251 persone“. Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario nazionale della Uiltrasporti Marco VenezianiNoi 2.251 esuberi non li accetteremo mai“, anche se aggiunge “c’è la disponibilità a lavorare e vedere di preciso qual’è la situazione“. Più sfumato Emiliano Fiorentino della Fit, che sottolinea la “volontà comune” di azienda e sindacati, tutti con l’obiettivo di arrivare a “soluzioni che salvaguardino l’occupazione“.

Bisognerà capire se questi sono solo – come credo – dei discorsi di facciata. E l’altro aspetto che non si approfondirà mai è quello – accanto a quello molto più grave del management – della responsabilità dei sindacati. Forse avrebbero fatto meglio a pensare prima al fatto che un’azienda che produce solo perdite non può andare avanti all’infinito…

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