Non c’è tempo per festeggiare l’accordo raggiunto tra Etihad ed Alitalia. Nella nostra ex-compagnia di bandiera bisogna ancora mettere a posto diverse cose prima di mettere la parola fine alla vicenda. Come il nodo degli esuberi. Molti di voi ricorderanno  che erano 2.251 – con le uscite volontarie erano scese a 2.171.

616 dovrebbero essere presto riassorbiti dalla stessa Alitalia: si tratta di 250 assistenti di volo  con contratti di solidarietà, 200 assistenti a tempo determinato non rinnovati, 90 lavoratori pensionabili e 50 dipendenti all’estero. Per altri 681 ci sarà un ricollocamento: duecento finiranno in Etihad, altri duecento finiranno per occuparsi della manutenzione degli aerei – prima questa attività veniva compiuta all’estero -, ed infine altri 250 finiranno per essere impiegate da aziende terze e fornitori.

Il passaggio più complicato è rappresentato dai 954 dipendenti in mobilità a cui spetterà un “contratto di ricollocazione”. Per loro ci sono i fondi ma mancano i decreti attuativi del ministro dei Trasporti – Maurizio Lupi – e del Lavoro – Giuliano Poletti. A chi lascia la compagnia aerea in mobilità volontaria spetta anche una buonuscita da 10.000 euro lordi – ovvero seimila euro netti, circa tre mesi di stipendio per gli assistenti di volo anziani.

Chi vorrà aderire alla mobilità avrà tempo fino al 10 settembre (e cinque giorni dopo, per chi resta in Alitalia potrebbe arrivare una lettera di licenziamento). Per finanziare l’operazione esuberi è stato reintrodotto il balzello di 3 euro a volo a carico dei viaggiatori. Intanto a Fiumicino sono stati smaltiti i bagagli in giacenza – lasciati a terra in seguito all’agitazione dei giorni scorsi…

Foto: Air Force One via photopin cc