Hanno votato 3.500 su 13.200 lavoratori e quindi il quorum non è stato raggiunto per il referendum sui tagli al costo del lavoro in Alitalia.

Dopo il referendum nullo, i sindacati si preparano allo scontro. La Uilt ha avvisato tutti che così l’accordo non è valido e chiede una nuova intesa, mentre Cgil, Cisl e Ugl sostengono che trattandosi di un referendum abrogativo, resta la validità degli accordi.

Il ministro Lupi preoccupato ha dichiarato: “Abbiamo chiesto ai lavoratori e ai sindacati grande responsabilità ma i sindacati discutono su chi ha più iscritti, non sapendo che la prospettiva: futuro o baratro”.

Stesso tono dal premier Matteo Renzi che avverte: “Tutti si devono rendere conto che l’alternativa è tra 1.000 o 15.000 esuberi. Ma resto ottimista”.

Oggi intanto l’assemblea degli azionisti della compagnia è chiamata ad approvare il bilancio 2013 e l’aumento di capitale di 250 milioni i euro sottoscritto dalle banche, da Immsi, Atlantia e da alcuni piccoli soci, ad esclusione di Air France Klm, poi toccherà a Poste.

Per quanto riguarda l’ultimatum che avrebbe dato Etihad di “chiudere l’accordo entro lunedì”, la compagnia araba ha negato di aver mai fatto dichiarazioni del genere. Gli arabi restano però allibiti nel vedere tutto questo scontro dato che sono pronti a sborsare oltre 1,2 miliardi di euro per comprare l’ex compagnia di bandiera italiana.

Le prossime ore saranno decisive per la sorte dell’accordo tra Etihad e Alitalia, la firma dovrebbe arrivare tra pochi giorni o al massimo poco più di una settimana.

“Ora dobbiamo fare i passi decisivi verso l’accordo. E tra questi occorre che anche il sindacato sia coeso”, ha spiegato ieri l’AD di Alitalia Del Torchio.